Con la Sagra delle sagne alla molenara, Cittaducale celebra la sua ricetta più antica Una ricetta ancora più antica del borgo fondato nel 1308 da Carlo d’Angiò, uno dei gioielli meglio conservati della provincia di Rieti: tra storia e leggende, gastronomia e tradizioni di una volta, sabato 20 agosto Cittaducale torna ad aprire le sue porte per la Sagra delle “Sagne alla Molenara”. Da ben 10 anni ormai, la manifestazione di punta dell'Agosto Angioino - che propone un ricco programma di eventi dal 6 agosto al 17 settembre - celebra questo primo piatto povero e gustoso, con la sfoglia tirata a mano dalle esperte massaie civitesi e condite con un sugo di pomodoro, aglio, olio, persa (maggiorana), timo selvatico e peperoncino; una ricetta le cui origini si perdono nella notte dei tempi, nel periodo in cui la media Valle del Velino, molto ricca di sorgenti che sgorgavano dalle pendici del Terminillo, contava numerosi mulini ad acqua per la macina del grano. E proprio in questi piccoli caseggiati, secondo la tradizione, sono nate le Sagne che hanno preso il nome di colui che macinava il grano per farne farina, il mugnaio o molinaro, ovvero il manovratore della mola; una figura antica e affascinante che doveva anche provvedere al proprio sostentamento con pasti frugali, rapidi e che non richiedessero grandi spazi: ecco quindi nascere le Sagne preparate, oggi come allora, senza matterello, senza spianatora e senza coltello, e condite con ingredienti semplici e genuini. Un passato che ritornerà a vivere come per magia il 20 agosto quando, in occasione del 10° anniversario della sagra, la ProLoco Cittaducale riaprirà i vecchi mulini del territorio organizzando delle visite guidate; e se dalle 19 inizierà la distribuzione delle “Sagne alla Molenara”, la serata si concluderà con il concerto di Roberto Pambianchi in omaggio a Lucio Battisti. Sarà insomma una serata imperdibile per calarsi appieno nei sapori e nelle tradizioni di una volta, e per scoprire al contempo uno dei borghi più suggestivi del Lazio. Dolcemente adagiata sul Colle di Cerreto Piano, Cittaducale conserva al suo interno la Cattedrale di Santa Maria del Popolo, la Torre Angioina e i numerosi edifici nobiliari, dal Palazzo Vescovile a Palazzo Dragonetti, fino a Palazzo Caroselli, attuale sede del Comune, e rappresenta un mirabile esempio di città fortezza tardo medievale: “Civita Ducale” - così chiamata in onore del principe ereditario Roberto, Duca di Calabria - fu infatti il risultato di un particolare progetto urbanistico, con l’abitato tagliato in due da un’unica strada principale che conduce nell’ampia e suggestiva piazza centrale. E proprio a questo glorioso periodo storico sarà dedicata la rievocazione “Civita Ducale - Città del Duca Roberto D’Angiò” in programma il 3 e 4 settembre, con il corteo in abiti d’epoca, il “Palio dei Quarti” e le Cantine Civitesi aperte per l’occasione.

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Il 12 e 13 agosto Casaprota celebra le sue famose fettuccine ai funghi porcini Uova, farina, funghi porcini e ovviamente olio extravergine di oliva: ovvero un richiamo irresistibile per chi, alle spiagge affollate del mese di agosto, preferisce un tuffo nei sapori e nelle tradizioni della Sabina. E’ da ben 39 anni, d’altronde, che il borgo reatino di Casaprota celebra la Sagra delle fettuccine ai funghi porcini, l’evento di punta del “Ferragosto Casaprotano”, una manifestazione articolata in sette giorni di musica, sport, spettacoli e gastronomia. L’appuntamento torna puntuale il 12 e il 13 agosto con due serate dedicate a un piatto tipico della tradizione contadina che da queste parti viene realizzato con materie prime rigorosamente del posto: i gustosi funghi porcini che crescono abbondanti sui Monti Sabini e l’olio dal colore giallo dorato con leggeri toni di verde, l’ingrediente che sublima il gusto delle fettuccine fatte in casa; un prodotto dal sapore intenso e aromatico che era conosciuto e apprezzato già dagli antichi Romani. Lo stand gastronomico aprirà alle 19 e, dopo le fettuccine, i più golosi potranno assaggiare la carne condita con i funghi ed altre gustose tipicità locali, mentre ogni serata si concluderà all’insegna dell’allegria con spettacoli musicali dal vivo: se nei due giorni della sagra si esibiranno le orchestre “Eccoli di Nuovo” e “Sara e Sogno Mediterraneo”, il 14 agosto è in programma l’atteso concerto di Fiordaliso; dal 10 al 15 agosto, inoltre, sarà possibile visitare la mostra del pittore Franco Picchi allestita nella Sala Conferenze. Al km 56 della via Salaria, Casaprota è un piccolo borgo appartenuto all’Abbazia di Farfa, addossato ad un antico Castello; la porta di accesso al paese, di età rinascimentale, mostra gli alloggiamenti in pietra per i cardini del portone e la copertura interna con una volta a botte, mentre l'antico palazzo signorile – oggi Filippi – che si erge nella parte più alta dell’abitato, presenta una facciata essenziale nella quale si aprono finestre cinquecentesche, sulla quale si staglia una torre circolare. Di epoca romana sono invece i primi insediamenti presenti nel territorio, dove i reperti delle ville e le iscrizioni sono sparse un po’ ovunque: per chi vuole dedicarsi alle escursioni, gli emblemi di un passato glorioso testimoniate da rovine romane e medievali saranno l’ambientazione degli itinerari da percorrere a piedi, in mountain bike o a cavallo. Tra scorci mozzafiato e coltivazioni rigogliose tipiche di questo tratto della Sabina, gli alberi di ulivo circondano l’abitato disegnando sulle colline curiose geometrie: le caratteristiche organolettiche tipiche di questo territorio fanno sì che il suo olio sia uno dei migliori d’Italia.

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Antiche leggende in tavola a Monteleone Sabino con la Sagra delle fettuccine alla trebulana Un glorioso passato intriso di storia, misteri e leggende. E un primo piatto che, già nel nome, porta con se i segni indelebili di questi affascinanti trascorsi. Così Monteleone Sabino, un tempo Trebula Mutuesca, festeggerà il 6 e 7 agosto le sue prelibate fettuccine alla trebulana, una ricetta legata a doppio filo alle tradizioni del borgo in provincia di Rieti e così chiamata in onore della città sabino-romana che visse il suo periodo più fiorente nel I° Secolo a.C. Un piatto realizzato ancora oggi seguendo una ricetta tramandata oralmente per tanti secoli: vengono impastate farina e uova e poi la sfoglia viene tirata a mano con il mattarello di legno; una preparazione all’apparenza semplice che in realtà nasconde trucchi e segreti che fanno la differenza, noti solo alle massaie locali: guai, ad esempio, a sbagliare lo spessore della sfoglia e soprattutto il taglio! Piselli, pomodoro, funghi, prosciutto e pancetta sono il condimento ideale del gustoso piatto che sarà servito per due sere consecutive a partire dalle 19. Diffidate insomma dalle apparenze: in tavola non sarà servita un’amatriciana - anche se la pancetta potrebbe in qualche modo ricordarla - e nemmeno a una boscaiola, anche se i funghi rappresentano uno degli ingredienti principali; le fettuccine alla trebulana sono un concentrato di profumi e sapori unico che è possibile apprezzare a pieno solo lì dove sono state inventate. Da ben 19 anni, non a caso, il paese adagiato a quasi 500 metri di altezza sulle propaggini meridionali dei Monti Sabini dà il benvenuto al mese di agosto con questa festa; due serate in cui le fettuccine saranno proposte insieme a una ricca carrellata di antiche ricette monteleonesi, tutte legate a doppio filo al prodotto più conosciuto della zona, l’olio extravergine di oliva della Sabina. E come ogni anno non mancheranno gli spettacoli musicali e le bancarelle del mercatino di artigianato e prodotti tipici. Chi invece vorrà approfondire la conoscenza del territorio, potrà visitare i siti archeologici che resteranno aperti per l’occasione: Monteleone Sabino offre infatti ai visitatori l’opportunità di trascorrere un fine settimana all’insegna non solo della buona cucina, ma anche della cultura. Meritano una visita l’imponente Anfiteatro Romano e il Santuario di Santa Vittoria, con la splendida chiesa romanica e le catacombe che ne costituiscono il primo elemento storico ed archeologico; e ancora il Museo civico e archeologico e i resti della città di Trebula Mutuesca, che possono essere visitati con un’escursione pomeridiana o mattutina.

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Con la Sagra delle sagne strasciate Paganico Sabino celebra un’antichissima ricetta Un quarto di secolo dedicato ai sapori di una volta e alle antiche tradizioni. Sagne strasciate, le consuete leccornie e vino rosso sono le ricette semplici e gustose celebrate nella tradizionale sagra estiva di Paganico Sabino, che spegne quest’anno le prime venticinque candeline: l’appuntamento è fissato per domenica 31 luglio nel piccolo borgo che sorge sulle sponde del Lago del Turano. Alla Sagra delle sagne strasciate sarà possibile scoprire questo particolare primo piatto dal gusto inconfondibile pronto a conquistare anche i palati più esigenti, preparato dalle massaie del posto seguendo ancora oggi un’antichissima ricetta: la sfoglia, realizzata rigorosamente a mano, viene strappata in piccoli lembi che vengono cotti e conditi con i prelibati funghi porcini raccolti in questo tratto della provincia di Rieti. Il risultato è una vera e propria prelibatezza da gustare insieme a una piccola selezione delle delizie del territorio presso il Centro Diurno con posti coperti da capienti tensostrutture. In questo borgo dal fascino magico abitato durante l’anno da 200 persone è in programma un’intera giornata di festa, che prenderà il via già alle 11 con le visite guidate fra le bellezze di Paganico, mentre non mancheranno gli spettacoli musicali e gli stand con i migliori prodotti tipici della Sabina; a disposizione dei visitatori ci sarà anche un bus-navetta che consentirà di raggiungere comodamente il Centro Diurno dopo aver parcheggiato la propria auto lungo la via che porta al paese. La Sagra delle sagne strasciate, insomma, rappresenta una buona occasione per tuffarsi nei profumi e nei sapori di uno dei territori più genuini e incontaminati del Lazio, e per scoprire al contempo la storia di un borgo magico legato a doppio filo al suggestivo Lago del Turano, creato artificialmente nel 1939 attraverso la realizzazione di una diga sull’omonimo fiume, e collegato al Lago del Salto da una galleria lunga 9 km. All’interno del caratteristico borgo, con piccoli vicoli e piazze ben curate, meritano una visita la trecentesca Chiesa di San Nicola, quella di Santa Maria dell’Annunciazione e quella di San Giovanni Battista, oggi parte integrante del cimitero. Nel territorio di Paganico Sabino sorge anche la particolare “Pietra Scritta”, il monumento funerario della famiglia dei Muttini risalente alla seconda metà del I secolo a.C.: si tratta di un monumento funerario “a dado”, realizzato modellando un masso erratico esistente sul posto e che si era probabilmente distaccato dall'incombente monte Cervia. Con la 25esima edizione della Sagra delle sagne strasciate, insomma, Paganico Sabino si conferma ancora una volta paese di sapori, allegria e tradizioni, da vivere nel tipico clima di festa che solo i piccoli borghi riescono ancora a ricreare. è possibile raggiungere Capalbio, il Monte Argentario, Sovana, le Terme di Saturnia, e l’Oasi WWF di Burano; e ancora Vulci con il Castello dell’Abbadia e la Tomba François, Montalto di Castro e Tarquinia.

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Il melone è il re dell’estate a Pescia Romana Quattro giorni di festa per ribadire che il re incontrastato dell’estate non può che essere lui: dal 21 al 24 luglio il melone, uno dei frutti più amati della stagione calda, torna protagonista a Pescia Romana con la sagra ad esso dedicata. Da ben 29 anni, la piccola frazione di Montalto di Castro offre l’opportunità di fuggire dall’afa cittadina per cercare tranquillità e refrigerio, con l’aggiunta di un tocco di originalità e di una buona dose di convivialità, che non guastano mai. In questo angolo della provincia di Viterbo immerso nella terra dei butteri della Maremma Laziale, l’antico consiglio delle nonne è diventato una regola di grande attualità: per combattere l’arsura estiva, d’altronde, cosa c’è di meglio di un buon melone fresco? Per quattro sere consecutive il frutto giallo sarà servito non solo come antipasto (magari insieme al prosciutto crudo) o per “pulirsi la bocca” alla fine delle portate, ma in tutte le sue molteplici varianti: dalle marmellate alle conserve arricchite al peperoncino, dai gelati fino ad originali piatti salati; pochi lo sanno, ma da quando ha iniziato ad essere consumato nell’area del Mediterraneo grazie agli Egizi – nel lontano V Secolo a.C. – il melone è stato considerato a lungo una verdura e utilizzato all’interno dell’insalata, oppure come una particolare pietanza da condire con pepe e sale. Il melone - del quale molti conoscono le proprietà abbronzanti, mentre in pochi sanno che è consigliato anche per combattere lo stress - nobiliterà e accompagnerà tutte le altre pietanze proposte nei giorni della sagra, tutte tipiche della tradizione viterbese: penne alla buttera e gnocchi al ragù come primi piatti, stinco di maiale e cinghiale con polenta come secondi. La mostra mercato aprirà giovedì e venerdì alle 18 e sabato e domenica già alle 10, mentre ogni sera a partire dalle 19.30 lo stand gastronomico inizierà a servire le ricette che delizieranno anche i palati più esigenti; a fare da cornice alla manifestazione saranno come di consueto gli spettacoli musicali e di cabaret nella splendida cornice delle vie del Borgo Vecchio, un piccolo gioiello tutto da scoprire, sorto nel 1700 intorno ad una piccola chiesa edificata dai gesuiti ed intitolata al loro fondatore, Sant’Ignazio. Raggiungere Pescia Romana nei giorni della Sagra rappresenta anche un’ottima occasione per andare alla scoperta della terra dei butteri della Maremma Laziale, sospesa tra la tranquillità della campagna e il mare, con un grande arenile di sabbia fine lungo oltre 8 chilometri protetto da un tombolo naturale che è rimasto intatto nei secoli. Dal 21 al 24 luglio sarà aperto anche il Punto Informazioni Turistiche di via Tirrenia: il paese, infatti, costituisce un ottimo punto di partenza per chi volesse trascorrere qualche ora in più da queste parti; nell’arco di pochi chilometri è possibile raggiungere Capalbio, il Monte Argentario, Sovana, le Terme di Saturnia, e l’Oasi WWF di Burano; e ancora Vulci con il Castello dell’Abbadia e la Tomba François, Montalto di Castro e Tarquinia. Info Data – 21/24 luglio

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Oltre 50.000 arrosticini alla Sagra della Pecora di Fabrica di Roma Il profumo inconfondibile di ben 50mila arrosticini, deliziose ricette della tradizione, dimostrazioni sull’arte della lavorazione del formaggio e spettacoli musicali dal vivo: da 5 anni ormai, Fabrica di Roma celebra con la “Sagra della pecora” il suo passato contadino e la sua tradizione culinaria fatta di sapori forti, decisi e di materie prime di grande qualità. L’appuntamento torna puntuale il 15, 16 e 17 luglio nel borgo in provincia di Viterbo che sorge a 300 metri sul livello del mare, nelle vicinanze del Lago di Vico. In questo tratto dell’Alto Lazio, d’altronde, l’ovinicoltura è una pratica che affonda le sue radici nella notte dei tempi: sviluppata nella “Mezzaluna Fertile” nel 10.000 a.C., fu importata in Italia dagli Etruschi, gli antenati degli attuali abitanti dell’Alto Lazio: un passato fatto di pastorizia, duro lavoro nei campi e tecniche di lavorazione sempre più affinate che si potrà rivivere in tavola, dove ogni sera a partire dalle 19.30 verranno serviti l’antipasto del pecoraro, gli gnocchi all'amatriciana e al castrato, la pecora alla brace, la coratella, le salsicce (anche di pecora), gli arrosticini e una specialità antica come la pecora “alla callara”, una ricetta che prevede una lunga cottura in un apposito paiolo di rame rendendo la carne talmente morbida da sciogliersi in bocca; e ancora la cicoria ripassata, le patatine fritte, il cocomero e la cheesecake di ricotta e pere. La Sagra - organizzata in piazza Madre Teresa di Calcutta in località Vallette - prenderà il via venerdì 15 luglio, serata che vedrà protagonisti gli stornelli ciociari con i “Brigallè”; sabato saliranno sul palco i “Ciao Rino”, famosa cover band di Rino Gaetano, mentre domenica sarà la volta degli stornelli marchigiani con i “Martinicchia”. Ogni sera inoltre, i visitatori più curiosi potranno imparare con il mastro formaggiaio le tecniche di lavorazione del formaggio e della ricotta di pecora, mentre chi volesse trascorrere qualche ora in più da queste parti potrà andare alla scoperta dell’antico paese di Fabrica di Roma con la Chiesa Collegiata di San Silvestro Papa risalente al 1.110, la Chiesa di Santa Maria della Pietà, il Castello che sorge proprio al centro del paese e il medievale Palazzo Cencelli, che ora ospita il Comune; nei dintorni meritano invece una visita Falerii Novi, sito archeologico di una antica città romana e la Chiesa di Santa Maria in Falleri, senza dimenticare la via Amerina, un itinerario turistico di grande impatto storico-religioso poiché rappresentava una via molto trafficata che collegava gran parte del territorio falisco già agli albori dell’Impero Romano.

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Sagra del pecorino dei prodotti tipici della Tuscia, Nepi fa festa il 7 e l'8 maggio Per due giorni la “città dell’acqua” diventerà la capitale del gusto dell’intera Tuscia Viterbese: il 7 e l’8 maggio Nepi torna ad aprire le sue porte per la Sagra del Pecorino Romano, un prodotto che affonda le proprie radici ai tempi degli antichi abitanti dell’Urbe; furono loro i primi a lavorare il latte di pecora per dare vita a questo particolare formaggio, che ancora oggi viene prodotto nelle stesse località dove è nato: le campagne del Lazio. Nella cittadina ricca di storia che sorge tra torrenti e fonti di acque minerali e solforose – “nepa” in etrusco significa appunto acqua – questa squisita specialità sarà l’ingrediente fondamentale della pasta cacio e pepe e l’accompagnamento ideale delle fave; e verrà proposta insieme ai migliori prodotti tipici del territorio come la scapicollata, una particolare pancetta stagionata e insaporita con aromi naturali, o il salame cotto, un’altra rarità gustosa e ricercata inventata agli inizi del 900’ da un norcino locale; senza dimenticare la pizza con cipolla nepesina, piatta e non tonda - Nepi è conosciuta anche come “la città dei cipollari” - e una ricca selezione delle specialità della zona come il miele, le confetture, il vino e l’olio. Il Pecorino Romano Dop è una vera prelibatezza ormai rara, perché la gran parte della produzione è destinata ai mercati stranieri; dal sapore dolce e aromatico oppure piccante e deciso a seconda della stagionatura, è una delizia sia da grattugiare che da servire in tavola. Intorno a questa chicca della gastronomia laziale è stato creato un evento che mette in vetrina tutte le eccellenze della Tuscia Viterbese, uno dei tratti più affascinanti dell’intera Regione: dalla gastronomia all’artigianato, senza dimenticare il folclore e la musica. E’ il caso del concorso di dolci a base di ricotta romana in programma il 7 maggio, oppure dell’aperipasseggiata che, la mattina successiva, permetterà di conoscere il territorio percorrendo l’antica via Armerina e degustando prodotti tipici di Nepi; e ancora del “Traditional Chef”, la gara gastronomica dell’8 maggio a base di materie prime della Tuscia riservata a cuochi non professionisti, della mostra micologica e di quella fotografica di abbigliamento e oggettistica della Croce Rossa. Spazio anche ai più piccoli, con lo spettacolo di magia e “trucca bambini”, e alla musica dal vivo, con la banda di Enrico Gai e la contrabbanda itinerante di Terni. Due imperdibili giorni di festa, insomma, che rappresentano anche una buona occasione per conoscere Nepi, circondata dalle caratteristiche Forre, affascinanti gole di millenaria erosione che ne delineano il paesaggio; immersa in una natura incontaminata, la cittadina in provincia di Viterbo custodisce gelosamente dei veri e propri gioielli come la Rocca dei Borgia, dove soggiornò Lucrezia, l'acquedotto Settecentesco, il Duomo e la piazza comunale con l'omonimo palazzo progettato da Antonio da Sangallo il Giovane ed abbellita da una fontana del Bernini.

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Sagra dell'asparago “mangiatutto” a Canino e festa sia! Se viene definito “ortaggio del Re” ci sarà un motivo: quando arriva la stagione primaverile, l’asparago torna ad essere il sovrano incontrastato delle tavole e non ha alcuna intenzione di cedere il suo scettro! Ma a Canino, paese ricco di storia immerso nella Tuscia Viterbese, questa specialità viene chiamata il “mangiatutto” perché, esattamente come il maiale, nessuna delle sue parti viene gettata via e ognuna, sapientemente abbinata, può regalare ai piatti un sapore unico e particolare. Non a caso qui, da ben 15 anni, organizzano la Sagra dell’Asparago e dei prodotti tipici, un appuntamento che torna puntuale dal 13 al 15 maggio. Sarà un’occasione imperdibile per gustare questo prodotto in tutte le sue possibili varianti e per immergersi a 360 grandi nei sapori, nei profumi e nella storia della Tuscia Laziale. Dal primo al dolce l’asparago sarà davvero dappertutto, sempre in compagnia dell’olio extra vergine d'oliva di Canino che ha reso noto il paese in tutta Italia; e non sarà facile resistere al richiamo delle penne con asparagi e pancetta (“porta un euro e la forchetta”) che saranno proposte il 14 maggio, oppure della frittata più grande del mondo, che il 15 maggiosarà preparata in piazza con 1.500 uova e oltre un quintale di asparagi. Nelle campagne che circondano Canino questo ortaggio – che nei giorni della Sagra sarà protagonista anche delle divertenti sfide tra l’asparago più grande e quello più buffo della due giorni di festa - matura già nel mese di gennaio, in grande quantità e di ottima qualità, al punto che nessuna delle sue parti viene gettata via. E intorno al Re della primavera prenderà vita una tre giorni di festa caratterizzata da un ricco programma che prevede, oltre ai momenti gastronomici, anche spettacoli, mostre, competizioni e visite guidate per venire incontro ai gusti non solo degli amanti della buona cucina, ma anche della storia, della cultura e del folclore. E’ il caso delle visite guidate tra i monumenti del paese, al Museo di San Francesco, agli scavi delle case in grotta e al romitorio di Castellardo; oppure del mercatino artigianale e dei prodotti tipici, delle mostre a tema e delle serate musicali; e ancora della 1° Expo cinofila “Città di Canino, della passeggiata “BicinCanino”, dei momenti dedicati a più piccoli e di tanti altri intrattenimenti che renderanno indimenticabile ogni giornata. Situato nella zona nord-ovest della provincia di Viterbo, Canino sorge su dolci colline con più di 700 ettari di oliveti ed è circondato dai pittoreschi “Monti di Canino”. Nota in tutta Italia per la grande produzione dell’olio extravergine di oliva DOP (Denominazione di Origine Protetta), conserva uno splendido quartiere medievale detto “Le Buche”, oltre alla cappella con i monumenti funebri del fratello di Napoleone Bonaparte, Luciano.

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Quando la primavera entra nel vivo, “l’ortaggio del Re” non intende abbandonare il suo scettro! Già, ci sarà un motivo se, da Nord a Sud dell’Italia, con l’arrivo della bella stagione l’asparago selvatico torna sempre grande protagonista in tavola. Ancor più in un territorio montuoso e da sempre votato all’agricoltura come quello che circonda il lago del Turano, in provincia di Rieti: ecco quindi che il piccolo borgo di Ascrea si prepara ad aprire le sue porte, domenica 24 aprile, per la quarta edizione della “Festa degli asparagi”. Una specialità difficile da raccogliere perché predilige i pendii scoscesi e ama nascondersi fra le erbacce, ma che una volta servita in tavola sa farsi ripagare di tanta fatica: a partire dalle 12.30, saranno servite delizie come la pasta con asparagi, la frittata di asparagi e la bruschetta alla crema di asparagi; e ancora formaggi e dolci tipici della tradizione da accompagnare con un bicchiere di vino casareccio come vuole la tradizione del posto. Il tutto in un contesto davvero unico, perché Ascrea è un borgo nel quale il tempo sembra essersi fermato che domina da un’altezza di 700 metri il lago del Turano, regalando scorci mozzafiato sul bacino e sulla vallata sottostante. Teatro della manifestazione sarà come di consueto Piazza Mareri e a disposizione dei visitatori ci sarà anche un comodo servizio di bus navetta. Per gli amanti delle gite all’aria aperta, la giornata prenderà il via già alle 8.30 con l’escursione naturalistica negli splendidi territori che circondano Ascrea; partendo dal paese, inoltre, si possono agevolmente visitare i caratteristici borghi che circondano i laghi del Turano e del Salto, oppure percorrere itinerari dai quali si può godere di splendide vedute sul Terminillo, sul Monte Velino e sulle montagne che degradano verso Roma. Ascrea, poi, è un piccolo gioiello abitato da poco più di 300 persone che conserva al suo interno le tracce dell’antico castello e le mura della chiesa annessa sulla cui porta figura lo stemma dei Mareri, i conti ai quali fu venduto nei primi del ‘400. Al suo interno merita sicuramente una visita la Chiesa di San Nicola di Bari, edificata nel 1.252, al cui interno si possono ammirare le tele dedicate al Santo e alla Madonna del Rosario.

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Si tratta di una vera e propria gara in sella all’asino. A gareggiare sono i Comuni limitrofi o storicamente amici di Amatrice che intervengono rigorosamente in abiti storici. L’asino prende il nome del sindaco del comune rappresentato. La manifestazione inizia con un suggestivo corteo storico di oltre 500 figuranti che attraversano il Corso di Amatrice per poi arrivare al campo di gara denominato Somarodromo dove poi inizieranno le gare che determineranno l’Asino-Sindaco. Piatti tipici del reatino negli stand tra cui non mancheranno la bruschetta con olio extravergine d’oliva di Casaprota e il polentone al sugo di pesce di Castel di Tora. Prince della tavola sarà il Prosciutto IGP di Amatrice. Domenica 3 aprile torna l’appuntamento con lo spettacolare Palio dei Somari-Sindaci di Amatrice: una corsa sfrenata e un po’ folle, lo spettacolare corteo dei figuranti in abiti d’epoca, l’accesa rivalità fra i paesi della zona e le eccellenze culinarie del Lazio. Una manifestazione nata tredici anni fa quasi per gioco, che ormai richiama migliaia di appassionati nel “Somarodromo”. La prima regola del Palio è che a comandare è soltanto l’asino: il fantino può solo pregarlo di correre più veloce degli altri, mentre sono assolutamente vietati i calci o l’uso delle fruste. Il ciuco, che in queste zone di montagna è stato da sempre sfruttato per la sua proverbiale capacità di trascinare sul dorso enormi carichi, diventa il protagonista assoluto della festa e viene osannato dai suoi “compaesani” come fosse una star. Ogni asino, infatti, corre indossando una cravatta sulla quale è impresso il nome del sindaco della propria città; e così nel breve lasso temporale di un unico giro a briglia sciolta, tra lazzi, scherzi e un tifo da stadio, le Pro Loco dei paesi partecipanti si giocano la reputazione e un anno di duro lavoro. Guai ad arrivare ultimi: il temutissimo campanaccio sancisce il disonore e ci vorranno altri 12, lunghi mesi prima di potersi prendere l’agognata rivincita. Nelle ore che precedono la gara, lungo le vie principali di Amatrice sfila un coloratissimo corteo di oltre 500 figuranti che indossano abiti storici. Il corteo fa bella mostra di sé lungo il centralissimo Corso Umberto e giunge al “Somarodromo”, dove si tiene il solenne giuramento che precede la corsa: “Popolo della Via del Sale, l’onore è in ballo … acclamate con la vostra voce i Vostri eroi, sciogliete le briglie ai Somari e che sia dato inizio al Palio!”.

NOTA GASTRONOMICA Si fa presto a dire amatriciana, ma assaggiarla lì dove è stata inventata ha tutto un altro sapore! Magari in concomitanza con una delle corse più divertenti d’Italia, il Palio dei Somari-Sindaci, che torna ad Amatrice domenica 3 aprile con la sua quattordicesima edizione. A fare da gustoso contorno alla gara che vede protagonisti gli asini, vanto di tutti i paesi del circondario al punto da portare bene in vista su una cravatta il nome del rispettivo primo cittadino, sarà proprio la cucina locale del paese in provincia di Rieti che fa parte del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. A partire, ovviamente, dal prelibato primo piatto a base di pomodoro, guanciale e pecorino, ma senza dimenticare le altre prelibatezze da sempre radicate nella tradizione gastronomica del luogo: il prosciutto amatriciano IGP, la mortadella di Amatrice nota come “Marotta”, la ventricina e la salsiccia di fegato; e ancora il miele della Laga, la patata turchesa, la minestra di farro e un altro gustoso primo piatto come gli gnocchi ricci. Si farà così festa intorno al “Somarodromo” allestito per l’occasione ma anche in tavola, tra rievocazioni storiche, performance musicali e spettacoli folcloristici che hanno reso negli anni il Palio dei Somari-Sindaci uno degli appuntamento più attesi nella provincia di Rieti.

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Prossimi Eventi in Sabina

Festa Patrono - Poggio Mirteto

agosto
lunedì
07

Festa Patrono - Poggio Mirteto Festa del Patrono locale: San Gaetano



Festa Patrono - Canneto Sabino

agosto
mercoledì
16

Festa Patrono - Canneto Sabino Festa del Patrono locale: San Rocco



Festa Patrono - Fara Sabina

settembre
sabato
02

Fara Sabina Festa del Patrono locale



Festa Patrono - Passo Corese

settembre
giovedì
14

Festa del Patrono locale



Festa Patrono - Corese Terra

febbraio
sabato
03

Festa Patrono - Corese Terra Festa del Patrono



Fara Folk Festival

agosto
giovedì
23

Fara Sabina Fara Folk Festival (Rassegna internazionale
di canti e musiche folkloristiche)



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